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domenica 10 gennaio 2016

Serie Tv - Sherlock

The Abominable Bride - L'Abominevole Sposa 






"Con il passare delle settimane, poco a poco il mio interesse nei suoi confronti e la mia curiosità circa i suoi scopi nella vita si acuirono sempre più. Perfino la sua persona e il suo aspetto erano tali da colpire l'attenzione alla prima occhiata. Era alto quasi un metro e novanta ma la sua straordinaria magrezza lo faceva sembrare ancora più alto. Eccezion fatta per quegli intervalli di torpore cui ho accennato, il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare fragili strumenti della sua filosofia."
Arthur Conan Doyle. Uno studio in rosso. 1887

Non può esistere Sherlock Holmes senza Sir Arthur Conan Doyle, ma al contempo non può esistere Sherlock Holmes senza il dottor John Watson. Ed è proprio di Watson la descrizione che introduce per la prima volta, consegnando alla fervida immaginazione del mondo intero, le fattezze del celebre investigatore inglese di fine Ottocento. Tipo eccentrico già per l'epoca, Sherlock Holmes dedica la sua esistenza agli studi più disparati, volti ad affinare le sue capacità deduttive per poter svolgere il mestiere di consulente investigativo. Si parla appunto di scienza della deduzione, derivante dalla attenta osservazione condotta "mediante un'accurata e sistematica analisi di quanto gli capitava di vedere". Ciò ha contribuito a rendere indelebile la figura di Holmes nella vasta letteratura mondiale: un uomo che, attraverso il suo fenomenale intelletto, riesce a capire e svelare le soluzioni di casi profondamente misteriosi e complicati. Lo affianca John Watson, un medico militare che, per un evento del tutto fortuito, incontra Holmes attraverso una conoscenza comune, con lo scopo di dividere le spese di un piccolo appartamento di Londra in Baker Street al numero 221B. La maggior parte dei romanzi trova lo stesso Watson come voce narrante delle vicende in cui lui e Sherlock Holmes sono coinvolti; sono suoi infatti sia il punto di vista che la percezione stessa, splendido espediente attraverso il quale il lettore si trova completamente immerso nell'atmosfera spesso grigia e umida delle strade di una Londra vittoriana affollate di umanità.
Sulla fortunata scia del successo letterario, seguì la trasposizione teatrale del più famoso investigatore britannico, la quale fu poi spodestata dell'avvento del cinematografo. La mai esaurita sete letteraria e la tradizione cinematografica ha portato fino ai giorni nostri il personaggio di Sherlock Holmes, tanto da trovarlo ormai anche nelle serie televisive prodotte nei vari continenti. In questo caso parliamo della tanto acclamata serie tv Sherlock, della quale sono state messe in onda sul canale inglese BBC One tre stagioni da tre episodi l'una, tutti della durata di 90 minuti. Dei veri e propri film con sceneggiatori, cast e regia eccellenti, i quali hanno apportato alla fama di Holmes e Watson una vera sferzata positiva. Si tratta di una rivisitazione contemporanea dei più classici romanzi di Doyle, con evidenti citazioni e particolari riletture - le quali non stonano neanche agli occhi dei puristi più accaniti. La serie è prodotta e trasmessa dalla BBC One, diretta da Steven Moffat e Mark Gatiss per la regia di Douglas Mackinnon, gli attori scelti per i ruoli di Holmes e Watson sono rispettivamente Benedict Cumberbatch e  Martin Freeman, duo eccezionale che negli anni ha mostrato grande affiatamento nel portare avanti gli illustri personaggi da loro interpretati. Intorno a Baker Street ruotano una serie di casi ed eventi che guidano lo spettatore a capire - con grande rispettosità nei confronti dell'idea originale di Conan Doyle - il vero rapporto tra l'investigatore ed il dottore: non tanto uno sbruffone molto intelligente seguito da un bonaccione un po' tonto, ma due persone che si fiancheggiano, l'una arricchendo l'altra con le proprie capacità. Oltretutto è notevole come Watson sia il filtro tra Holmes ed il resto dell'umanità, nonché come Holmes scuota il dottore dalla sua iniziale tendenza all'isolamento. Watson rende più umano Holmes, mentre Holmes porta in luce le grandi doti di Watson. Durante le tre stagioni è palpabile il cambiamento dei personaggi come anche la loro nobile amicizia, messa alla prova dal naturale corso degli eventi ma mai spezzata.
Naturalmente consiglio sia ai conoscitori che ai neofiti la visione di questa particolare perla britannica, non prima però della lettura dei romanzi, tanto per comprendere meglio i molti riferimenti contenuti negli episodi.
Dato il titolo di questo post, vado ora a parlare dell'episodio speciale di Capodanno della suddetta serie tv Sherlock. Non mancherò di scendere in dettagli e possibili anticipazioni, in quanto ho avuto la fortuna di seguire la sua messa in onda direttamente nella versione originale. Chiunque sia interessato a vedere la versione doppiata in italiano comunico la sua uscita al cinema con il titolo di Sherlock: L'Abominevole Sposa nei giorni  12 e 13 gennaio 2016. Vi lascio qui il sito dove cercare la sala più vicina:


Per chi sia già interessato o solamente curioso, lascio il trailer in italiano di questa puntata speciale, in quanto per la prima volta nella serie, si vedranno Holmes e Watson eccezionalmente immersi nell'originale Londra di fine Ottocento e non più nella nostra epoca contemporanea.





Da qui in poi possibili spoiler.


Schermo nero, scritta bianca in basso.
"So far on Sherlock"
"Fin qui in Sherlock". Già partiamo con una contraddizione. La pubblicità, le locandine, i trailer ci hanno mostrato Holmes & Watson come tanti fan della saga letteraria avrebbero voluto vedere da sempre - non parlo dei classici quanto errati elementi quali il berretto deerstalker, la pipa e la lente d'ingrandimento, introdotti posteriormente in ambito teatrale e poi cinematografico -  perciò questa doveva essere una puntata speciale ambientata nella Londra vittoriana. Allora perché "so far on Sherlock"? Le immagini successive sono un brillante riassunto delle puntate precedenti, dall'incontro tra Holmes e Watson alla conoscenza del fratello Mycroft Holmes, dalla sconvolgente comparsa del professor Moriarty al complicato quanto significativo rapporto con "La Donna" Irene Adler. La morte di Moriarty. La morte di Sherlock. La ricomparsa di Sherlock. L'inaspettata testata in pieno setto nasale che il dottor Watson assesta ad Holmes quando torna dall'oltretomba con uno dei suoi grandi discorsi (lo avrei fatto anche io. La testata intendo). Il matrimonio del dottor Watson con Mary. L'ultimo caso. Lo sparo. L'esilio stabilito. L'addio. Il decollo di un aereo con Sherlock Holmes a bordo.
"Did you miss me? Did you miss me? Miss me?"
Ma come mai i morti non riescono a rimanere morti? Ecco comparire ancora una volta il sorriso del professor Moriarty. L'unica soluzione è che Mycroft richiami il fratello esiliato. 
Bene, allora la puntata riprende da dove era stata interrotta.
E invece no. Schermo nero, scritta bianca in basso.
"Alternatively 2014"
Gli anni scorrono al contrario fino ad arrivare al 1895. Ci siamo.


Il 2016 si è aperto con il tanto atteso speciale "Sherlock: The Abominable Bride" trasmesso il primo gennaio su BBC One, diretto come sempre da Steven Moffat e Mark Gatiss per la regia di Douglas Mackinnon

Troviamo Martin Freeman nei panni del dottor John Watson camminare per Londra di rientro dopo la sua partecipazione al secondo conflitto anglo-afghano svoltosi tra il 1878 e il 1880. Come nella narrazione letteraria, le immagini sono accompagnate dalla voce fuori campo di Watson, frasi riprese perfettamente dall'incipit del romanzo scritto da Sir Arthur Conan Doyle, il quale introduce al mondo le gesta del grande investigatore britannico attraverso il conosciutissimo titolo di Uno studio in rosso. Come tutti i lettori e gli appassionati sanno, è lo stesso dottor Watson (possibile alter ego di Conan Doyle) a scrivere riguardo ai casi che il suo eccentrico quanto geniale amico decide di seguire. Da qui in poi veniamo travolti dalle meravigliose citazioni durante tutto l'episodio: dai titoli più o meno nascosti dei romanzi e racconti - L'avventura del carbonchio azzurro, Il mastino dei Baskerville,
I cinque semi d'arancio, L'ultima avventura - allo Strand Magazine, giornale in cui Doyle pubblicava realmente i racconti su Holmes (per chi l'avrà notato, dopo i crediti di apertura si vede chiaramente la copertina originale della celebre rivista). Compare finalmente Benedict Cumberbatch come Mr. Holmes con i classici attributi di scena, i quali ne hanno fatto nel secolo scorso il personaggio cinematografico che tutti conosciamo. Scelta che non ho subitamente plaudito, ma sentendo i dialoghi successivi tra il dottore e l'investigatore è chiaro come tali attributi non siano assolutamente voluti da Holmes stesso ma siano stati imposti da Watson - finalmente di baffoni munito - durante le stesure dei suoi racconti, così da cucire su di una mente brillante e restia ai banali quanto insulsi rapporti umani, le caratteristiche sia morali che visive di un eroe nobile e solitario votato al bene comune. Capiamo immediatamente che Holmes è di ritorno dal caso descritto ne Il mistero di Boscombe Valley, vediamo il piccolo Archie, Mrs. Hudson e Mary Morstan ormai moglie di Watson, ritroviamo la "moderna" Baker Street ed il suo portone nero con il civico 221B, respiriamo l'aria polverosa e viziata delle stanze al primo piano - con altrettante citazioni e riferimenti sia ai libri che alle passate stagioni, come il tabacco nella "babbuccia persiana" e la posta fissata con un pugnale alla mensola del camino. A tal proposito:
"The stage is set, the curtains rises. We are ready to begin." 
Il violino di Holmes si arresta al sopraggiungere di un caso, un vecchio caso in cui ci sarà da scavare. La vicenda in questione è realmente un vecchio caso dello Sherlock Holmes letterario, talmente vecchio da essere antecedente all'incontro con il dottor John Watson, uno dei pochi casi non risolti come ricorda l'investigatore ne Il cerimoniale dei Musgrave (o anche conosciuto come Il rituale dei Musgrave):
"Non sono tutti successi, Watson", disse. "Ma fra di essi ci sono anche dei problemini niente male. Ecco il resoconto degli omicidi Tarleton, e il caso di Vamberry, il mercante di vino, e le avventure della vecchia russa, e lo strano caso della gruccia dell’alluminio, e un resoconto completo del caso Ricoletti, lo sciancato, e della sua abominevole moglie."
Troviamo Lestrade ad introdurre, pallido ed agitato, il caso di Emelia Ricoletti, effettivamente mai raccontato nemmeno da Sir Conan Doyle. Ci troviamo davanti a qualcosa di sconosciuto e imprevedibile: una donna apparentemente impazzita che, durante il suo stesso anniversario di matrimonio, vestiti i suoi vecchi abiti da sposa, inizia a sparare dal balcone contro gli uomini passanti apostrofandoli con "you? you?" fino ad arrivare a un "or me?". Canna di pistola alla bocca. Sparo. Le tende bianche si imbrattano di sangue e materia grigia. Un semplice caso di suicidio se non fosse che la donna, nonostante il suo cadavere sia in obitorio, sempre vestita da sposa e cantando la stessa canzone che aveva cantato al suo matrimonio, incontra la notte stessa il marito Thomas e lo fredda con un colpo d'arma da fuoco davanti gli occhi attoniti di un giovane poliziotto.
La domanda che mi sono posta all'inizio torna come un refrain per tutta la durata dello speciale. Ma come mai i morti non riescono a rimanere morti? Identico quesito che perseguita la mente di Holmes, il quale sembra non riuscire a risolvere il caso Ricoletti, tormentato da ricordi impossibili da ricordare. Ciò comporta una scia perpetrata di omicidi inflitti dal fantasma della sposa, mentre sullo sfondo vediamo l'Inghilterra alle prese con la lotta delle donne per il Suffragio Universale. Un problema del quale anche un - finalmente - grassissimo Mycroft Holmes sa che non potrà esserci soluzione alcuna se non la resa. Sono infatti le donne le vere co-protagoniste di questo speciale: dalla silenziosa protesta di Mrs. Hudson all'indignazione attiva di Mary, dalla distratta cameriera di Watson (altra citazione da Uno scandalo in Boemia) alla stessa Emelia Ricoletti, dalla dottoressa Molly Hooper travestita da uomo per ottenere credibilità nel suo lavoro a Lady Carmichael, la quale tenta in tutti i modi di salvare il marito Sir Eustace Carmichael dal destino predetto dalla sposa fantasma.
Lo speciale di capodanno è un lavoro unico di attento artigianato, ogni cosa è intagliata e levigata a dovere affinché lo spettatore (ma soprattutto il lettore) più attento possa sobbalzare tra le più varie esclamazioni ad ogni inquadratura o battuta - va bene, anche io ho sorriso quando Holmes, dopo la lotta con Moriarty sulle cascate di Reichenbach nelle Alpi svizzere (citazione de L'ultima avventura), guardando il dottore suo compagno di avventure, con un leggero ammiccamento declama:
"Elementary, my dear Watson."
Il tema di Moriarty torna come l'ombra della sposa fantasma e si incastra, sempre in modo subdolo e geniale, nel grande palazzo mentale di Sherlock, giuntoci attraverso mezzi che i lettori ricorderanno ne Uno studio in rosso o ne Il segno dei quattro; mezzi ai quali Holmes ricorre quando è troppo annoiato o quando ha bisogno di stimoli per risolvere un caso - se dicessi "la soluzione sette per cento"? Non può mancare per tutto il percorso il tanto amato metodo scientifico della deduzione a seguito della osservazione. Ed è proprio il metodo scientifico che potrà facilmente rivelarvi le varie soluzioni dello speciale: purtroppo alcuni punti deboli della trama possono svelare immediatamente i fini ultimi della puntata togliendo in parte il gusto della genuina sorpresa; come ad esempio alcune frasi - troppo contemporanee a noi spettatori per essere dette da uomini di fine Ottocento - rivelano la finzione temporale in cui Holmes stesso sta vivendo. Scopriamo così che ciò che stiamo osservando da più di 30 minuti non è altro che il suo stesso palazzo mentale. Siamo stati per tutto il tempo nella mente di Sherlock, nei suoi ragionamenti e nelle sue deduzioni, alla ricerca della soluzione finale al problema primario manifestato all'inizio dello speciale: come mai i morti non riescono a rimanere morti? Il dottor Moriarty infesta la mente dell'Holmes contemporaneo, ma questo è facilmente deducibile dalle sbavature di sceneggiatura - una pecca enorme che guasta un successo annunciato. Siamo in questo modo sbalzati tra salti temporali, tra ragionamenti concretizzati visivamente nel caso Ottocentesco e la realtà del 2014. Resta il fatto che in questo film sia stato compiuto un immenso lavoro espresso nell'inserimento di miriadi di citazioni, ricostruendo così davanti a noi quel che in un secolo abbondante è stato plasmato da romanzi, teatro, cinema e televisione nell'immaginario di tutti: Sherlock Holmes e John Watson.
Andate al cinema. Non ve ne pentirete.

Di nuovo ecco a voi il link delle sale in cui verrà proiettato:


Buona visione e Buon Anno Nuovo a tutti.

Laura




Come Sherlock anche io sono tornata d'improvviso dopo lunga e - apparente - definitiva sparizione.
Prego di non azzardare testate sul naso dopo questo mio appassionato discorso.
"The stage is set, the curtains rises. We are ready to begin." 












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