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mercoledì 18 marzo 2015

Citazioni d'Arte - La voce degli artisti: le iscrizioni di Giovanni Pisano.


Giovanni Pisano, Pulpito del Duomo di Pisa. 1301-1310. Opera in marmo.



Nelle due iscrizioni del pulpito di Pisa Giovanni consegna ai posteri una drammatica autobiografia. Nella prima esprime le sue idee sull'arte e la creatività che considera un dono divino («Laudo  deum verum per quem sunt optima rerum / Qui dedit has puras hominem formare figuras»). Creando splendide opere in tecniche e materie diverse («sculpes in pietra, ligno, auro splendida») e incapace, anche se lo avesse voluto, di scolpirne delle brutte («tetra sculpere nescisset vel turpia si voluisset») egli mostra come di questo dono divino sia in sommo grado dotato («Criste miserere / cui talia dona fuere»). Molti sono gli scultori, ma fra tutti vanno a lui gli onori della lode per aver fatto eccelse sculture e figure varie: «Plures sculptores: remanet sibi laudes honores. / Claras sculpturas fecit variasque figuras. / Quisquis miraris tunc recto iure probaris.»
Nella seconda iscrizione Giovanni svolge una sorta di personale apologia, rievocando le critiche ingiuste che dovette sopportare. L'inizio allude all'opera, al suo significato cosmogonico, al suo autore: «Circuit hic amnes mundi partesque Johannes»: Giovanni ha qui iscritto i fiumi e le parti del mondo, esse sono le sculture degli Evangelisti e delle Virtù che sostengono il pulpito, identificate allegoricamente con i fiumi del paradiso e le parti del mondo. L'opera e il suo autore sono inscindibilmente legati e l'accento biografico apologetico con l'evocazione degli sforzi sostenuti, delle esperienze fatte («plurima temptando gratis discenda, parando / queque labore gravi») prevale immediatamente, in particolare là dove è questione delle accuse e delle calunnie patite, e della poca cautela («non bene cavi») esercitata. Nella conclusione afferma la propria assoluta superiorità sfidando calunniatori e critici: «Se probat indignum reprobans diademate dignum / Sit hunc quem reprobat se reprobando probat» (Mostra di essere indegno colui che critica chi è degno di una corona, chi riprova prova a sua volta di essere riprovevole).

L'uomo medievale. A cura di Jacques Le Goff.







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