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mercoledì 18 marzo 2015

Citazioni d'Arte - La voce degli artisti: le iscrizioni di Giovanni Pisano.


Giovanni Pisano, Pulpito del Duomo di Pisa. 1301-1310. Opera in marmo.



Nelle due iscrizioni del pulpito di Pisa Giovanni consegna ai posteri una drammatica autobiografia. Nella prima esprime le sue idee sull'arte e la creatività che considera un dono divino («Laudo  deum verum per quem sunt optima rerum / Qui dedit has puras hominem formare figuras»). Creando splendide opere in tecniche e materie diverse («sculpes in pietra, ligno, auro splendida») e incapace, anche se lo avesse voluto, di scolpirne delle brutte («tetra sculpere nescisset vel turpia si voluisset») egli mostra come di questo dono divino sia in sommo grado dotato («Criste miserere / cui talia dona fuere»). Molti sono gli scultori, ma fra tutti vanno a lui gli onori della lode per aver fatto eccelse sculture e figure varie: «Plures sculptores: remanet sibi laudes honores. / Claras sculpturas fecit variasque figuras. / Quisquis miraris tunc recto iure probaris.»
Nella seconda iscrizione Giovanni svolge una sorta di personale apologia, rievocando le critiche ingiuste che dovette sopportare. L'inizio allude all'opera, al suo significato cosmogonico, al suo autore: «Circuit hic amnes mundi partesque Johannes»: Giovanni ha qui iscritto i fiumi e le parti del mondo, esse sono le sculture degli Evangelisti e delle Virtù che sostengono il pulpito, identificate allegoricamente con i fiumi del paradiso e le parti del mondo. L'opera e il suo autore sono inscindibilmente legati e l'accento biografico apologetico con l'evocazione degli sforzi sostenuti, delle esperienze fatte («plurima temptando gratis discenda, parando / queque labore gravi») prevale immediatamente, in particolare là dove è questione delle accuse e delle calunnie patite, e della poca cautela («non bene cavi») esercitata. Nella conclusione afferma la propria assoluta superiorità sfidando calunniatori e critici: «Se probat indignum reprobans diademate dignum / Sit hunc quem reprobat se reprobando probat» (Mostra di essere indegno colui che critica chi è degno di una corona, chi riprova prova a sua volta di essere riprovevole).

L'uomo medievale. A cura di Jacques Le Goff.







giovedì 12 marzo 2015

Mostre - Van Gogh Alive - The Experience.







Come definire una mostra alla quale vengono sottratte le classiche caratteristiche della mostra stessa per essere sostituite da emozioni mosse nel profondo da immagini e musica? Un'esperienza. Ed è questo che Van Gogh Alive propone ai visitatori che si avventurano nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze dal 16 febbraio al 12 aprile 2015.
Dopo il successo avuto a Milano nel 2014 la singolare retrospettiva sul tormentato pittore olandese viene riproposta in uno spazio ben diverso dalla Fabbrica del Vapore, sicuramente più ristretto e limitato, sempre però con l'ausilio del sistema SENSORY4 - il quale fornisce un suono surround da sala cinematografica e proiettori ad alta definizione. L'allestimento dei pannelli infatti è disposto lungo le pareti dell'aula lasciando libero il presbiterio, così che lo spettatore possa restare in piedi o sedersi su delle panche o addirittura sul pavimento. Si va a perdere la possibilità di passeggiare tra le immagini proiettate sui pannelli ma rimane la voluta sensazione di immersione nelle opere. Le proiezioni della maggior parte dei lavori di Van Gogh sono accompagnate da brani musicali ricercati, principalmente in linea con i tempi vissuti dall'artista, ma sicuramente volti a favorire la comprensione del bagaglio emotivo che portò il pittore a determinate scelte all'interno delle sue tele.
L'esperienza immerge il visitatore nella carriera artistica di Van Gogh attraverso un ciclo continuo di immagini, le quali mostrano opere e dettagli, ma anche schizzi, appunti, disegni dell'artista stesso. L'avvicendarsi dei suoi lavori è accompagnato anche da proiezioni bianche sulla buia parete della contraffacciata di frasi di Van Gogh, voce silenziosa che guida lo spettatore attraverso la visione e l'ascolto.
L'effetto finale è l'annullamento temporale dovuto all'immersione nella mente del pittore, tra dettagli, colori, suoni, pensieri e perpetua ricerca di equilibrio. Certamente la disposizione dei pannelli aiuta questa sensazione, in quanto il visitatore, costretto dalle dimensioni dell'aula, è quasi invitato a rimanere fermo, annullando così ogni distrazione dovuta al movimento.

Difficile parlare di questa esperienza senza averla provata, come difficile è non parlarne in modo soggettivo. Se cercate pareri impersonali per capire se la visita merita o meno siete capitati nel post sbagliato. O meglio, inizialmente ho provato a descrivere il tutto con un certo distacco, ma Van Gogh Alive è fondato sulle emozioni, e queste sono sempre radicalmente soggettive. Perciò ecco il mio personalissimo parere a riguardo.
Non si può parlare di mostra. Come avrete notato non nomino alcuna tela dell'artista olandese poiché non ve ne sono, o meglio vi sono solo immagini proiettate riguardanti le tele del pittore. In mancanza dell'esposizione delle opere non riesco a parlare di mostra. Saggiamente è stata aggiunta la dicitura The Experience proprio perché quella proposta non è la carrellata materica creata dalla mano di Van Gogh attraverso tele, tempere ad olio e pennelli, ma semplici immagini luminose e gigantesche. Potrete naturalmente aspettarvi di vedere proiettati i capolavori più famosi in tutta la loro brillantezza, vi emozionerete alla loro apparizione scandita da brani tratti dalle composizioni di Vivaldi, Bach, Handel, Wagner, Godard, Schubert, Liszt e molti altri, sentirete nella vostra mente il grattare sulla carta del pennino o della matita mentre Van Gogh vi scrive personalmente i suoi pensieri più intimi, farete vostra ogni emozione che vi circonda aleggiante tra luci suoni e colori, lasciandovi dentro una piccola parte dell'artista. Potrete fare esperienza di tutto ciò e forse anche di altro - dipende dalla sensibilità del singolo - ma non vi aspettate di trovare l'emozione e la commozione che solo la presenza reale e concreta della materia plasmata da un altro essere umano può dare.


Per ogni informazione riguardante luogo, orari e costi vi lascio il link della pagina ufficiale:
 Van Gogh Alive






venerdì 6 marzo 2015

Arte nella Roma Papale - Il Baldacchino della discordia.

Le origini della rivalità tra Bernini e Borromini.




Francesco Borromini. Anonimo.
Roma, 1623. Il cardinale Maffeo Barberini sale al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII ereditando una Basilica di San Pietro non ancora terminata con l'anziano architetto Carlo Maderno a capo dei lavori, il quale aveva precedentemente ricevuto l'incarico da Papa Paolo V. Maderno aveva preso a lavorare con sé un giovane parente dal talento straordinario che diventò presto suo braccio destro in qualsiasi commissione: Francesco Castelli, conosciuto universalmente come Francesco Borromini. Ma Papa Barberini aveva già il suo giovane di talento del quale fu mentore dal momento in cui Papa Paolo V ne constatò il genio: stiamo parlando di Gian Lorenzo Bernini, figlio dello scultore fiorentino Pietro Bernini - lo stesso Pietro, che tra le tantissime eccellenti opere realizzate nella sua vita ha ideato e scolpito a Roma in Piazza di Spagna la fontana della Barcaccia (oggi tristemente nota in tutto il mondo per gli atti vandalici degli hooligans olandesi subiti nel mese di febbraio 2015). Il giovane Bernini viene così assegnato dallo stesso Papa all'entourage di Maderno sia nei lavori alla Basilica sia alla realizzazione di Palazzo Barberini vicino al Quirinale.
Gian Lorenzo Bernini, autoritratto.
Si possono ben intuire fin da principio i progetti di Urbano sul suo giovane protetto, basati sugli anni a lui dedicati nel formare un vero artista e cortigiano papale: Gian Lorenzo Bernini era diventato un uomo dalla viva intelligenza, diplomatico nelle relazioni lavorative e con attenta sensibilità nei confronti dei committenti, con calibrata simpatia e teatralità. Decisamente un uomo ben voluto dalla nobiltà. Lo stesso non si può dire di Francesco Borromini: ragazzo che non ebbe mai una protezione influente come la ebbe Gian Lorenzo, uomo dal carattere chiuso, irascibile, poco propenso alla compagnia, dal grande genio architettonico del quale era consapevole. Di certo non una persona con la quale si potesse discutere dei suoi modi di lavorare, spesso non compresi per il loro essere visionari e plasmatori di un nuovo stile.
Mettere due artisti di tale calibro a collaborare tra di loro fu di certo l'errore più grande di Papa Urbano VIII - specialmente per la dichiarata propensione nei confronti di uno rispetto all'altro. Infatti in poco tempo arrivò la causa del loro attrito più grande: la commissione papale del Baldacchino sopra l'altare della Basilica di San Pietro. Normalmente, la copertura dell'altare è sempre stata determinata dalla presenza del ciborio, elemento architettonico permanente spesso realizzato in marmo, composto da quattro colonne a sorreggere una cupola o un tetto. Il baldacchino invece è una copertura di stoffa temporanea sorretta da quattro aste, destinata principalmente a proteggere e segnalare durante processioni la presenza del Santissimo Sacramento o un personaggio importante. Tale opera fuori dai canoni fu però voluta inizialmente da Papa Paolo V che nel 1606 assegnò l'incarico della sua realizzazione a Maderno, il quale negli anni successivi propose diversi progetti, uno dei quali fu approvato un mese prima dell'elezione di Urbano VIII. Non stupisce quindi il forte malumore di Borromini nel veder tolto l'incarico al suo maestro e sostituito per di più da un giovane scultore che poco conosceva dell'architettura. Purtroppo oltre al danno arrivò la beffa: la Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro indisse un bando per trovare il miglior progetto del baldacchino, bando terminato appena dieci giorni dopo il suo annuncio con l'inizio dei pagamenti regolari a Bernini per la realizzazione dell'opera.

Borromini insieme a Maderno si ritrovò a collaborare attivamente con Bernini per i nove anni successivi - dal 1623 al 1633 - ad un progetto già avviato, dal quale lo stesso Bernini aveva preso spunto: il riferimento è all'inserimento delle colonne (elementi più da ciborio) a sostegno del tendaggio, idea avuta precedentemente da Maderno. La genialità di Gian Lorenzo portò alla fusione di colonne tortili - a ricordo della "colonna santa" ospitata nella nicchia nordovest della cupola, alla quale secondo tradizione si appoggiò Gesù durante una predicazione nel Tempio di Gerusalemme - utilizzando il procedimento di fusione a cera persa che gli permetteva di inserire oggetti veri nelle colonne. Le critiche arrivarono immediatamente: l'espediente fu causa di derisione, poiché diede il pretesto alle voci che circolavano su Bernini, il quale non era abbastanza bravo da scolpire certe cose con le sue stesse mani. Altre critiche furono sulla scarsa esperienza dell'artista nella fusione del bronzo, che lo portarono a contare eccessivamente sui collaboratori. Ed infine il malumore generale nei riguardi della provenienza del bronzo: Papa Barberini aveva fatto rimuovere sia i costoloni a sostegno della cupola di San Pietro sia, e ben più grave, le travi di bronzo di una capriata del portico del Pantheon - questo portò Giulio Mancini, medico del Papa stesso, a dire la famosissima frase «Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini», Quel che non fecero i barbari lo fecero i Barberini.

Per l'effettivo completamento del baldacchino però ci vollero altri sei anni: Bernini infatti ricevette altri incarichi che lo distrassero dal baldacchino, come la tomba di Urbano VIII e i campanili per la Basilica di Santa Maria ad Martyres - il Pantheon (eliminati poi nel 1883).
Ma la morte di Maderno all'inizio del 1629 determinò sia il prolungamento dei lavori che l'inasprimento dei rapporti con Borromini. Papa Urbano VIII nomina immediatamente Gian Lorenzo Bernini architetto capo della Fabbrica di San Pietro e di Palazzo Barberini, decisione che turba profondamente Francesco Borromini, poiché era per lui logico ricevere tali incarichi in quanto braccio destro di Maderno. Logico per lui ma non per il Papa, il quale aveva fin da subito dichiarato il suo scarso apprezzamento per l'anziano architetto.
La drammaticità si appresta ad arrivare al culmine quando Borromini si trova a ricoprire il posto di primo assistente di Bernini nei suoi lavori, primo tra tutti quello del baldacchino. A pochi è noto infatti il suo ruolo chiave nel completamento di un'opera passata alla storia come "il Baldacchino del Bernini". Gian Lorenzo aveva pensato di porre sulla cima della struttura una statua del Cristo Risorto, elemento troppo pensante per dei sostegni sottili voluti dal Bernini stesso. L'intervento di Borromini fu illuminante: inserì al posto della statua un globo d'oro sormontato da una croce, richiamo alla sommità stessa della cupola della basilica. Le volute di legno dorato a sostegno del globo ricordano dei delfini che si tuffano, i quali rimandano alle volute usate da Borromini nella maggior parte dei suoi lavori, alla sua propensione al movimento ondulato, alla flessibilità delle linee, alla ricerca degli angoli arrotondati e alla sinuosità dello spazio architettonico da lui utilizzato.
Come se non bastasse Borromini contribuì ampiamente ai lavori di Palazzo Barberini, anche questo assegnato a Bernini, nel quale è chiaro il contrasto tra i due artisti. Il cardinale Francesco Barberini (nipote del Papa) confessò al cardinale Virgilio Spada che il palazzo era in gran parte progetto di Borromini. Anche gli stili diversi dei due artisti sono visibili nello stesso palazzo: Borromini ideò una scalinata a spirale ovale con coppie di colonne doriche che porta lo spettatore a non accorgersi della salita intrapresa tanta è la meraviglia ispirata dalla dolcezza delle linee; decisamente opposta alla grandiosa scalinata di Bernini, molto più istituzionale e massiccia. Ma il merito finale andò anche in questo caso a Bernini.
Chiaro è stato l'intento di Gian Lorenzo di tenere a freno il suo rivale legandolo a sé in queste commissioni, sfruttando le sue capacità ed il suo estro creativo - cosa che aveva già compiuto in precedenza con lo scultore Giuliano Finelli nel gruppo scultoreo dell'Apollo e Dafne, il quale abbandonò il suo posto accanto a Bernini per la mancata attribuzione della sua esecuzione riguardo la gran parte delle metamorfosi in radici e ramoscelli, compresi i fluenti capelli della ninfa.
Oltre alla mancanza di merito Borromini sperimentò anche la disonestà di Bernini. Dato lo scarso salario ottenuto dai lavori al baldacchino - Borromini ricevette un decimo rispetto al compenso di Bernini - Francesco tentò di mettersi in società con Agostino Radi, cognato di Bernini, per fornire allo stesso Gian Lorenzo il marmo e la pietra necessarie alla basilica vaticana. I vantaggi però non arrivarono mai, tanto che Borromini, indagando sulle perdite, scoprì un secondo accordo del quale non era al corrente: Radi concedeva una quota dei profitti a Bernini per mantenere l'incarico di fornire i marmi all'architetto capo. La rabbia ed il disgusto di Borromini furono tali che abbandonò per sempre i lavori a Palazzo Barberini e a San Pietro, rompendo definitivamente ogni rapporto con Bernini.
Così iniziò l'acerrima rivalità tra i due geni creatori della Roma barocca.




lunedì 2 marzo 2015

Mostre - Mese di Marzo 2015.


ROMA

Ecco le mostre che ci accompagneranno nel mese di Marzo.




Palazzo Braschi.

Dal 29 ottobre 2014 al 8 marzo 2015
Basilico, Berengo Gardin, Bossaglia Chiaramonte, Cresci, Ghirri, Guidi, Jemolo, Koch. 




Dal 17 gennaio al 22 marzo 2015
I vestiti dei sogni.
La scuola italiana dei costumisti per il cinema.


Dal 28 febbraio al 24 marzo 2015
Africa, Italia.
A Passage to Eritrea. Crossing Ethiopia Today. Lybya, the Captain and Me. Somalia, Time Ago.


Dal 29 ottobre 2014 al 30 aprile 2015
Roma e la Grande Guerra. 1915 - 1918
La Capitale d'Italia nella Grande Guerra, in 35 immagini.




PALAZZO BRASCHI
Ingressi presso Piazza Navona, 2 e Via San Pantaleo, 10. Roma

Orari: dal Martedì alla Domenica 10.00 - 19.00 (La biglietteria chiude un'ora prima) 




Chiostro del Bramante.

Dal 3 febbraio al 9 marzo 2015
Veronica Schelini. Papiers d'époque. Volti di oggi su parole di ieri. 



Dal 16 marzo al 26 luglio 2015
Marc Chagall - Love and Life.



CHIOSTRO DEL BRAMANTE
Via Arco della Pace, 5. Roma

Orari: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 21.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)


Macro.


 Dal 27 novembre 2014 al 15 marzo 2015

Red Swan Hotel.

Cyril de Commarque. Frontiers.

Dal 18 dicembre 2014 al 22 marzo 2015
Zero.

MACRO
Via Nizza angolo Via Cagliari, Roma

Orari: dal Martedì alla Domenica 9.00 - 19.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)




Stadio di Domiziano.


 Dal 25 settembre 2014 al 30 marzo 2015
Gladiatores e Agone sportivo. Armi e armature dell'Impero Romano.



STADIO DI DOMIZIANO
Via di Tor Sanguigna, 3 (Piazza Navona). Roma

Orari: dal Lunedì alla Domenica 10.00 - 19.00; Sabato 10.00 - 20.00 (La biglietteria chiude trenta minuti prima)



Palazzo delle Esposizioni.


Dal 16 ottobre 2014 al 31 marzo 2015
Numeri. Tutto quel che conta, da zero a infinito.



PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
Via Nazionale, 194. Roma

Orari: Martedì, Mercoledì e Giovedì 10.00 - 20.00; Venerdì e Sabato 10.00 - 22.30; Domenica 10.00 - 20.00 (La biglietteria chiude un'ora prima) 



Palazzo del Quirinale.

 Dal 16 febbraio al 12 aprile 2015
Il Principe dei Sogni: Giuseppe negli arazzi di Pontormo e Bronzino.



PALAZZO DEL QUIRINALE
Piazza del Quirinale, Roma

Orari: Dal Martedì al Sabato 10.00 - 13.00 e 15.30 - 18.30; Domenica  8.30 - 12.00 in concomitanza e con le disposizioni dell’apertura al pubblico delle sale di rappresentanza.

La mostra rimane chiusa tutti i lunedì, venerdì 6 e sabato 7 marzo, domenica 5 aprile ed eventualmente in occasioni di impegni istituzionali in programma al Quirinale.




Mercati di Traiano.

 Dal 14 dicembre 2014 al 12 aprile 2015
Bruno Liberatore in dialogo ambientale con i Mercati di Traiano.



Dal 24 settembre 2014 al 10 maggio 2015
Le chiavi di Roma. La città di Augusto.



MERCATI DI TRAIANO
Via IV Novembre, 94. Roma



Orari: dal Martedì alla Domenica 9.00 - 19.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)


Castel Sant'Angelo.

 Dal 2 febbraio al 3 maggio 2015
Lorenzo Lotto e i Tesori artistici di Loreto.



CASTEL SANT'ANGELO
Lungotevere Castello, 50. Roma



Orari: dal Martedì alla Domenica 9.00 - 19.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)  




Maxxi.

Dal 19 dicembre 2014 al 15 marzo 2015
The Future is now.



Dal 19 dicembre 2014 al 15 marzo 2015
Lina Bo Bardi in Italia. "Quello che volevo, era avere storia".


Dall'11 dicembre 2014 al 29 marzo 2015
Unedited History. Iran 1960 - 2014.


Dal 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015
Bellissima. L'Italia dell'alta moda dal 1945 - 1968.


Dal 19 dicembre 2014 al 3 maggio 2015
Architettura in uniforme.


Dal 19 dicembre 2014 al 24 maggio 2015
Huang Yong Ping. Bâton Serpent.


Dal 27 febbraio 2015 al 7 giugno 2015
The independent.
NERO. La scrittura degli echi.



MAXXI. MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO.
Via Guido Reni, 4 A. Roma

Orari: Dal Martedì al Venerdì e Domenica 11.00 - 19.00; Sabato 11.00 - 22.00. 
La biglietteria chiude un'ora prima.





Spazio espositivo Tritone
Fondazione Sorgente Group.

Dal 14 novembre 2014 al 15 maggio 2015
Magistri Astronomiae dal XVI al XIX secolo: Cristoforo Clavio, Galileo Galilei e Angelo Secchi.



SPAZIO ESPOSITIVO TRITONE
Via del Tritone, 132. Roma

Orari: dal Lunedì al Venerdì 10.30 - 18.30 (Ingresso libero)






Palazzo Barberini.

Dall'11 marzo al 24 maggio 2015
Il laboratorio del genio. Bernini disegnatore.




PALAZZO BARBERINI
Via delle Quattro Fontane, 13. Roma

Orari: dal Martedì alla Domenica 10.00 - 19.00. 
Chiuso il Lunedì.




Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo.

Dal 17 dicembre 2014 al 2 giugno 2015
Rivoluzione Augusto. L'Imperatore che riscrisse il tempo e la città.



PALAZZO MASSIMO ALLE TERME
Largo di Villa Peretti, 1. Roma



Orari: dal Mertedì alla Domenica 9.00 - 19:45 (La biglietteria chiude un'ora prima)  




Galleria Nazionale di Arte Moderna.



Dal 12 marzo al 7 giugno 2015
Azioni Antiche. Opere e Libri.

La scultura ceramica contemporanea in Italia.

Bengt Kristenson. Vibrazioni dal nord al sud.

GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA

Via delle Belle Arti, 131. Roma

Orari: dal Martedì alla Domenica 8.30 - 19.30. Chiuso il Lunedì.




Museo di Roma in Trastevere.

 Dal 17 dicembre 2014 al 8 giugno 2015
La Roma di Ettore Roesler Franz. Tra fascino per il pittoresco e memoria fotografica.



MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza Sant'Egidio, 1/b. Roma



Orari: dal Martedì alla Domenica 10.00 - 20.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)  



Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale.

Dal 7 novembre 2014 al 14 giugno 2015
Artisti dell'Ottocento: Temi e riscoperte.


GALLERIA COMUNALE D'ARTE MODERNA
Via Francesco Crispi, 24. Roma

Orari: dal Martedì alla Domenica 10.00 - 18.30 (La biglietteria chiude un'ora prima)  



Museo dell'Ara Pacis.

 Dal 12 marzo al 14 giugno 2015
Esposizione Universale di Roma.
Una città nuova dal fascismo agli anni '60.




ARA PACIS
Lungotevere in Augusta, Roma



Orari: Dal Martedì alla Domenica 9:00 - 19:00
Chiuso il Lunedì.




Complesso del Vittoriano.

Dal 27 febbraio al 21 giugno 2015 
Giorgio Morandi. 1890 - 1964.



Dal 6 marzo al 3 maggio 2015
Armenia. Il popolo dell'arca.




COMPLESSO DEL VITTORIANO
Piazza Venezia, Roma

Orari: dal Lunedì al Giovedì 9.30 - 19.30; Venerdì e Sabato 9.30 - 22.00; Domenica 9.30 - 20.30 (La biglietteria chiude un'ora prima)





Scuderie del Quirinale.

Dal 5 marzo al 21 giugno 2015
Matisse. Arabesque




SCUDERIE DEL QUIRINALE
Via XXIV Maggio, 16. Roma

Orari: dalla Domenica al Giovedì 10.00 - 20.00; Venerdì e Sabato 10.00 - 22.30.



Musei Capitolini.

Dal 28 gennaio al 4 ottobre 2015
L'età dell'angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180 - 305 d. C.)




MUSEI CAPITOLINI
Piazza del Campidoglio, 1. Roma


Orari: dal Martedì alla Domenica 9.00 - 20.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)