Pagine

domenica 16 marzo 2014

In Primavera FAI la cosa giusta.

Grazie al cielo c'è chi ci pensa. Grazie al cielo abbiamo il FAI - Fondo Ambiente Italiano che si occupa e preoccupa di tutto ciò che orrificamente viene tralasciato e abbandonato. Ma di cosa stiamo parlando? Ovviamente della natura, dell'arte e della storia che appartiene a questo Paese: il FAI è una fondazione nazionale senza scopo di lucro che promuove la cultura del rispetto riguardo i nostri patrimoni più importanti e sensibili.
Nata il 28 aprile 1975 dal sogno comune di Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli per la salvaguardia del patrimonio artistico e naturale italiano. I tre punti fondamentali della loro mission sono:
- Tutelare e Valorizzare. Il FAI restaura e riapre al pubblico monumenti e luoghi di natura unici del nostro Paese che gli vengono affidati per donazione o in concessione.
- Educare e Sensibilizzare. Il FAI educa e sensibilizza la collettività alla conoscenza, al rispetto e alla cura dell’arte e della natura, elementi caratterizzanti della nostra identità.
- Vigilare e Intervenire. Il FAI si fa portavoce degli interessi e delle istanze della società civile vigilando e intervenendo attivamente sul territorio, in difesa del paesaggio e dei beni culturali italiani.
Ma tutto questo perchè?
Occuparsi di Ambiente significa occuparsi non solo dei luoghi nei quali l'Uomo vive, ma anche di come egli vive, si sviluppa e opera in quei luoghi. In questo senso, il FAI si occupa del Paesaggio che, secondo il Codice dei Beni Culturali, è quel territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.
Il Paesaggio è da intendersi quindi come un organismo vivente in perenne evoluzione, che rappresenta l'incontro tra elementi naturali e le espressioni dell'attività umana in ambito urbanistico, architettonico, artistico, economico, rurale e artigianale che nel tempo si sono stratificati e depositati in un sistema complesso e dinamico di relazioni.
Il FAI, oltre ad accogliere la definizione di Paesaggio espressa nella "Convenzione Europea del Paesaggio", opera soprattutto sulla base del dettato costituzionale che riconosce al Paesaggio un valore culturale e identitario dell'intera Nazione che, come tale, è oggetto di tutela.
Nell'art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana si legge: "La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

 In giornate particolari il FAI  apre ai visitatori i lughi normalmente chiusi al pubblico. In questa occasione - siamo alla XXII Edizione delle Giornate FAI di Primavera - il 22 e il 23 marzo 2014 troveremo l'apertura straordinaria di oltre 750 luoghi in tutta Italia. Questa edizione è dedicata all'imperatore Augusto per i duemila anni dalla sua morte, infatti 120 aperture saranno esclusivamente volte alla celebrazione di quest'uomo che ha segnato indelebilmente la storia d'Italia e d'Europa.
Vi invito ad andare sul sito dedicato http://www.giornatefai.it/ per approfondimenti.
Inoltre vi lascio il link per andare a cercare i luoghi aperti più vicini a ciascuno di voi (scorrete in basso e cliccate in corrispondenza della vostra regione, troverete l'elenco diviso per province): http://www.giornatefai.it/luoghi/

Se volete è aperta a tutti la possibilità di iscrizione al FAI come anche la possibilità di sostenere il loro operato. Troverete ogni informazione qui: http://sostienici.fondoambiente.it/?trkcd=PBISCR13H

 Non perdete questa occasione, andate a vedere le meraviglie del nostro Paese, scopriamo insieme l'Italia!


venerdì 14 marzo 2014

Serie Tv - Appunti di un giovane medico.


Prendendo spunto da un post scritto precedentemente riguardo il romanzo I racconti di un giovane medico di Michail Bulgakov con un accenno alla miniserie televisiva del 2012 che prende ispirazione proprio da questa raccolta di racconti, finalmente mi sono decisa ad ampliare questo accenno: stiamo parlando di Appunti di un giovane medico (A young doctor's notebook), miniserie televisiva attualmente di due stagioni ciascuna composta da 4 episodi della durata di 20 minuti l'uno, creata per la britannica Sky Arts da Mark Chappell, Shaun Pye, Alan Condor e diretta da Alex Hardcastle, con Daniel Radcliffe (Harry Potter, per intenderci) e Jon Hamm (conosciuto televisivamente per la serie tv Mad men) nei panni del protagonista in due differenti età.
La miniserie è solamente ispirata al libro e lo si nota dalle scelte dei creatori di articolare maggiormente il personaggio del dottor Vladimir Bomgard, fondendolo in parte con la figura del medico successore del protagonista nel capitolo Morfina del libro di Bulgakov e rendendo noto immediatamente il suo nome (cosa che nel romanzo accade quasi per svista). Le differenze non finiscono qui, ma procediamo con ordine.
Troviamo un giovanissimo Vladimir (interpretato da Daniel Radcliffe) appena laureatosi in medicina letteralmente spedito da Mosca a dirigere un ambulatorio medico nel mezzo delle sperdute quanto inospitali campagne russe immerse nel gelido inverno. L'arrivo non è dei più felici nonostante l'entusiasmo mostrato dal nuovo dottore: l'equipe che lo assisterà mostra immediatamente una "velata" perplessità nei confronti di quel ragazzino senza barba, piccolo di statura e piuttosto magrolino giunto a sostituire il dottor Leopol'd Leopol'dovic - di cui il grande ritratto baffuto e accigliato appeso all'ingresso dell'ambulatorio incomberà sempre sul nuovo dottorino - da loro stimato e riverito con fervore ai limiti del religioso. Ma capiamo che tutto ciò non è altro che un ricordo del Vladimir adulto (John Hamm) il quale, nel momento culminante che lo porta al fallimento totale della sua vita e della sua carriera di medico, ritrova il vecchio taccuino di quando era solo un neolaureato appena giunto nella località di Mur'e. Si intrecciano così i due Vladimir, il giovane ancora pieno di vita e volontà progressista, l'adulto ormai cresciuto in statura dai tratti più maturi e logorato nell'animo che guarda con nostalgia e compassione al giovane se stesso.
Non sarebbe nulla di speciale se non fosse che il Vladimir adulto entra nei suoi stessi ricordi dialogando come presenza fisica con il giovane Vladimir nei momenti più significativi ed importanti che lo porteranno anche a compiere scelte determinanti, le stesse scelte che inesorabilmente portano i due protagonisti del tutto opposti sia nel fisico che nel carattere ad assomigliarsi sempre di più fino a fondersi nel Vladimir del presente. Questo dialogo psicologico ed interiore è sapientemente costruito in modo tale da non risultare eccessivamente drammatico, come anche l'intera struttura delle puntate è alleggerita da una ironia e un cinico umorismo che già si poteva riscontrare nel romanzo stesso, lasciando al lettore - e allo spettatore - il gusto di risate piacevolmente inaspettate anche nelle situazioni più dure.

Considero interessante e quasi geniale questo adattamento televisivo ad una storia raccontata già con spunti innovativi per la letteratura contemporanea, non rovina né svilisce il risultato della versione cartacea ma, come un passepartout, conduce alla sua piacevole riscoperta. Inoltre le evidenti differenze di narrazione creano espedienti ben articolati al portare in luce la bravura degli attori: abbiamo già avuto modo di apprezzare John Hamm sia sul grande che sul piccolo schermo e constatarne le notevoli capacità attoriali, gli stessi co-protagonisti mostrano doti eccezionali che arricchiscono il risultato largamente positivo di ogni puntata. Ma la vera scoperta per me quasi sconcertante è stata l'interpretazione di Daniel Radcliffe. Tutti lo ricordiamo come il portatore non molto sano di cicatrici frontali ed occhiali circolari immerso tra magie e babbani, ebbene in questa miniserie - come attore - dimostra una maturità inaspettata e una bravura nel caratterizzare il personaggio che potrei quasi dire oltre il professionale. Non è facile interpretare un ruolo drammatico e allo stesso tempo comico senza scivolare negli eccessi che portano a storcere il naso, in questo caso Radcliffe sembra non fare grandi sforzi per rendere giustizia al suo personaggio riuscendoci in modo eccellente.
E pensare che all'inizio ho giudicato questa miniserie del tutto superflua proprio per la presenza dell'ex Harry Potter, per poi trovarla eccezionale in parte anche per merito della sua inaspettata recitazione.

Spero questo post vi porti a guardare Appunti di un giovane medico in lingua originale - e sottotitoli, ovviamente - per poter constatare realmente il grande lavoro degli attori in quanto il doppiaggio non mi ha entusiasmata rendendo, a mio parere, molto piatta la stessa resa attoriale. Un suggerimento che comunque trovo valido per poter comprendere meglio il successo o l'insuccesso di ogni prodotto che non sia originariamente nella nostra lingua italiana.