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martedì 14 gennaio 2014

Starbucks, tu non puoi passare.

Le frontiere italiane sono ben sigillate di fronte al colosso americano che ormai ha invaso quasi tutto il mondo. La notizia dell'arrivo di Starbucks in Italia è circolata specialmente negli ultimi giorni, dando come primo luogo di apertura Torino; diversi siti e blog sono caduti nella falsa notizia annunciando l'evento ormai prossimo con giubilo degli appassionati di intrugli ipercalorici dal vago ricordo di caffè. Starbucks non è solo un modo diverso di bere il "caffè americano" ma un vero stile di vita: le caffetterie sono punti dove incontrarsi, leggere il giornale, usare gratuitamente la connessione wireless, sorseggiare bicchieroni di qualcosa che di caffè ha solo il ricordo e mangiare qualche muffin dai gusti più vari. Usanze molto difficili da impiantare nel Bel Paese, nel quale il caffè viene spesso bevuto in piedi al volo come momento di stacco dalle attività intraprese.
Così l'Italia non ha ceduto anzi, sta ampliando l'esportazione di vari marchi di espresso in cialde diffondendo il gusto per il rito del caffè, momento più che apprezzato dagli italiani e fortemente ricercato dagli stranieri in visita nelle nostre città. Infatti la famosissima "pausa caffè" entra di diritto negli eventi quotidiani a cui è impossibile rinunciare, lo sa bene il Governo che dal 1 gennaio 2014 ha aumentato l'IVA del prezzo del caffè ai distributori automatici del 6%. Aumento che riguarda anche snack e bibite sempre erogate dai distributori. Un brutto colpo per tutti coloro i quali, non potendo permettersi di lasciare momentaneamente il posto di lavoro, di degenza o di studio per recarsi al bar più vicino facevano affidamento alle famose "macchinette" per rinfrancarsi con il classico ed intramontabile aroma del caffè.
Già arrivano i malumori degli studenti che del caffè hanno fatto il loro simbolo per andare avanti tra montagne di libri e di appunti. Come pure ottima scusa per staccare dallo studio in biblioteca o per incontrarsi nei corridoi delle facoltà.
Insomma, continuando ad aspettare la lontanissima quanto improbabile invasione di Starbuck continuiamo a sorseggiare il nostro caffè da qualche giorno un po' più amaro per le nostre tasche.

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