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venerdì 31 gennaio 2014

Mostre - Cleopatra. Roma e l'incantesimo dell'Egitto.



Si sta concludendo a Roma la mostra su Cleopatra ospitata dal Chiostro del Bramante, iniziata il 12 Ottobre 2013 e con ultima data disponibile il 2 Febbraio 2014. La mostra è stata prodotta da Artemisia Group e curata da Giovanni Gentili e, come si evince del titolo stesso, tratta dell'influenza che l'Egitto ha avuto su Roma alla fine della dinastia Tolemaica. Premetto che la precedente mostra su Cleopatra tenutasi a Roma nel 2000 presso Palazzo Ruspoli organizzata dalla Fondazione Memmo è rimasta fortemente impressa nei miei ricordi, in quanto andai a vederla più volte. L'attuale esposizione ha ospitato alcuni reperti inediti al pubblico e un numero abbondante di pezzi da repertorio che si possono trovare in qualsiasi museo che abbia una sezione dedicata al Tardo Egitto e all'Archeologia Romana. Lo svolgimento dei percorsi ideati era accompagnato da audiovisivi ripetuti all'infinito su schermi piatti all'interno delle piccole sale; con evidente stupore dei visitatori (almeno da parte di chi lo ha riconosciuto) le immagini osservate riguardavano Valerio Massimo Manfredi, scrittore e archeologo, che spiegava con grande interpretazione parti riguardanti le varie sezioni della mostra. Un espediente di grande impatto, se non fosse che compreso nel prezzo del biglietto vi era già l'audio guida con voce femminile alternata alle spiegazioni dello stesso curatore Gentili. A mio avviso ingaggiare un personaggio ormai divenuto televisivo - e perciò con un dispendio economico notevole - è stato ciò che ha compromesso maggiormente la buona riuscita dell'esposizione.
Non parlerò tanto dei percorsi interni della mostra poiché sono stati ai miei occhi piuttosto ovvi e poco articolati, parlerò invece di ciò che non ha funzionato in quella che doveva essere una celebrazione della grandezza dell'universo egizio conclusosi con Cleopatra. Va detto che improntare una esposizione su di un argomento tanto vasto è stato un azzardo che poteva anche tramutarsi in successo, come lo è stato per la mostra precedentemente effettuata a Palazzo Ruspoli. La differenza è stata nella cattiva organizzazione tematica con l'incessante assenza di caratterizzazione del contesto che hanno lasciato del tutto distaccati i visitatori.
Ho accompagnato un ristretto gruppo di amici con conoscenze scolastiche riguardo l'argomento e ho potuto osservare da vicino le varie reazioni loro e degli altri visitatori nei confronti della disposizione dei reperti, la gestione del poco spazio a disposizione, delle spiegazioni in audio guida e della cattivissima manutenzione e pulizia del luogo. Il non poter girare liberamente nelle piccole sale stipate malamente con teche e podi è stato un grande disagio per tutti, l'assenza di espedienti visivi per far risaltare i pezzi più importanti dell'esposizione ha confuso gli spettatori, le spiegazioni sono stare carenti e non hanno creato un filo conduttore in cui il visitatore poteva orientarsi ma ha lasciato molti a vagare senza comprendere cosa stessero vedendo e perché fosse così importante. Gli strati di polvere accumulati sulle teche sono stati infine la visione più esplicativa di quanto questa mostra fosse stata assemblata non tanto per il bene della conoscenza ma per riscuotere il prezzo del biglietto.

Le mie parole sono molto polemiche e colme di delusione nei riguardi di ciò che ho visto, per questo ho aspettato la conclusione di questa mostra per parlarne in quanto il mio giudizio poteva scoraggiare quel paio di lettori che possono capitare per sbaglio in questo blog. Ma siamo sinceri, curare e organizzare una mostra non è semplice: il lavoro che presuppone esserci dietro il risultato finale è ampio ed articolato, basato su continui studi riguardo ciò che ormai viene definito "irrilevante" dallo Stato e perciò penalizzato. Non è una scusa sufficiente per un lavoro fatto male, per compensare le mancanze dovute ai pochi pezzi reperiti e allo scarso budget a disposizione c'è sempre lo spirito di iniziativa e la fantasia creativa: in questo la Fondazione Memmo è sempre stata un passo avanti nell'ideare, assemblare e proporre mostre.
 Con grande rammarico sconsiglio di proseguire con queste mostre alla "vorrei ma non posso" e mi auguro che in futuro si vaglino meglio le scelte da effettuare. Il pubblico merita decisamente di meglio.


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